السبت، 23 أكتوبر 2010

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Iraq, Le rivelazioni di WikiLeaks: per oggi attese ancora novità

Il sito internet WikiLeaks, specializzato in intelligence, ha promesso "un annuncio importante" oggi in Europa, in un messaggio diffuso sul social network Twitter, nonostante la Nato abbia intimato al sito dell'australiano Julian Assange di non divulgare informazioni relative alla guerra in Iraq. Secondo la tv satellitare araba Al Jazeera, le rivelazioni riguardano l'esercito americano che avrebbe ucciso centinaia di civili ai posti di blocco in tutto l'Iraq. Inoltre le forze Usa avrebbero anche "coperto" le torture commesse dalle autorità irachene.
WikiLeaks non ha precisato né il luogo né l'ora esatta dell'annuncio, previsto genericamente per "le 10".
Il Segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, aveva messo in guardia contro eventuali rivelazioni da parte di WikiLeaks, sottolineando come ogni fuga di notizie avrebbe creato una "situazione assai spiacevole".
Il Pentagono, da parte sua, starebbe valutando i possibili danni provocati dalla fuga di notizie ed ha chiesto ai mezzi di informazione di non "facilitare" l'operazione di WikiLeaks.
Il sito è già stato protagonista di altre esplosive rivelazioni riguardanti anche la guerra in Afghanistan, fra l'altro sulla collaborazione fra i servizi segreti pachistani e i talebani.





Sel, Vendola 'scuote' il Pd: Si vince con più sinistra

Congresso fondatore per Sinistra Ecologia e Libertà, e Nichi Vendola scuote il Pd e si prepara ad essere il candidato di tutti: si vince, ha detto, con più sinistra. E vincere bisogna, non basta "perdere bene". .
Vuole parlare con tutti Vendola. Con il Pd, certo, ma è necessario avere "un'interlocuzione anche con il centro", con Di Pietro, con i "grillini". E lancia un avvertimento: le primarie servono, "Abbiamo bisogno di un'alleanza innovativa che assuma le primarie non come un gioco di società ma come uno strumento di dissequestro della politica che torna ad essere un bene pubblico".
Poi un accenno alle donne: "Non esiste il centrosinistra, non esiste neppure l'odore del cambiamento se non si riparte dalla difesa della libertà delle donne. Dobbiamo riprendere in mano la difesa della bellezza che non è l'icona mercantile della velina".
In platea in rappresentanza del Pd c'era Anna Finocchiaro, e la capogruppo del partito al Senato ha lanciato un chiaro messaggio di apertura. "Abbiamo il dovere di pensare al fatto che per il nostro statuto il segretario è il candidato premier. Ma se questa alleanza per l'Italia esigerà una rappresentanza altra, che si imponga autonomamente o attraverso le primarie, strumento che noi pratichiamo con grande larghezza, che sia così".





Milano: seminario sugli asili nido presso "aiutare i bambini"

di Fondazione "aiutare i bambini"
Asili nido. Modelli condivisi e percorsi concreti.
20 ottobre 2010, ore 9.30 - 13.00 
presso Fondazione "aiutare i bambini" in Via Ronchi 17, Milano
L’idea di un seminario sugli asili nido nasce in occasione del decimo anno di attività di “aiutare i bambini”, come frutto della crescente attenzione ai problemi dell’Italia, in particolare nel favorire la presenza di servizi per la prima infanzia sul territorio nazionale.
La Comunità Europea ha fissato l’obiettivo di copertura del bisogno di servizi per la prima infanzia al 33%, nella fascia 0-3 anni. L’Italia è lontana da questo obiettivo!
Sappiamo quali sono i nodi che rendono difficile il raggiungimento di questo obiettivo, ma è solo una questione di fondi governativi?
La Fondazione “aiutare i bambini” lavora sulla tematica dei servizi per la prima infanzia da più di 5 anni, durante i quali ha potuto incontrare esperienze interessanti che vuole condividere con esperti ed operatori di settore.

Obiettivo del seminario
Obiettivo del seminario è quindi avviare un confronto con gli operatori di settore sul tema degli asili nido e dei servizi per la prima infanzia, in particolare in relazione a:
- presa in carico del servizio da parte dell'utente famiglia (costi, intervento per abbassare la retta)
- relazione con il territorio d'appartenenza del servizio
- strumenti e prassi per efficacia ed efficienza del servizio
- modelli innovativi

Destinatari del seminario
Il seminario si rivolge agli operatori dei servizi per la prima infanzia: educatori, coordinatori, volontari. Il tipo di confronto che si vuole avviare e la condivisione di modelli gestionali e "buone esperienze" si pensa possano essere utili a chi lavora all'interno del servizio.

 

Fondazione “aiutare i bambini”: Chi siamo
“aiutare i bambini” Onlus è una fondazione privata italiana, laica ed indipendente. È nata nel 2000 per dare un aiuto concreto alle bambine e ai bambini poveri, ammalati, senza istruzione, sfruttati ed emarginati.
Interviene in Italia e nel mondo con progetti di accoglienza, assistenza sanitaria, educazione, emergenza e adozione a distanza. In dieci anni di attività, “aiutare i bambini” ha realizzato 674 progetti di aiuto in 67 Paesi del mondo, a beneficio di 658.048 bambini.
In particolare in Italia è impegnata nel sostenere la realizzazione di asili nido, il contrasto all’abbandono scolastico e per favorire l’inserimento lavorativo dei giovani. La Fondazione ha avviato nel 2007 la campagna “Un asilo nido per ogni bambino” per contribuire ad aumentare la ricettività delle strutture italiane per i bambini nella fascia d’età da 0 a 3 anni, tramite l’apertura o il sostegno a 50 asili nido e spazi gioco in Italia entro il 2011. Le strutture sono realizzate soprattutto nelle aree disagiate (con una particolare attenzione alle aree più depresse) e per le famiglie socialmente più fragili. Ad oggi “aiutare i bambini” ha contribuito all’avvio o al sostegno di 40 strutture, di cui stanno beneficiando oltre 700 bambini e le loro famiglie. Il dato è aggiornato al 30.09.2010.
Per saperne di più e per sostenere la campagna: www.aiutareibambini.it 





Web: il 12% dei ragazzi ne è turbato. Ignari i genitori

Il 12% dei ragazzi italiani dai 9 ai 16 anni dichiara di essere rimasto turbato o infastidito da qualcosa visto in internet, ma in due casi su tre i genitori non lo sanno. 
È quanto emerge dalla ricerca "Eu kids online", promossa dalla London school of economics di Londra, che ha coinvolto 23.000 ragazzi in 25 Paesi europei e consultabile da oggi su www.eukidsonline.net. Per l’Italia lo studio è stato condotto dall'Osservatorio sulla comunicazione dell’Università Cattolica di Milano. Il web può nascondere insidie. Il 29% dei ragazzi europei intervistati, dichiara di essere entrato in contatto con persone sconosciute, ma in Italia sono un po' meno: è capitato all'11% di chi usa social network, al 17% di chi gioca on line, al 6% di chi usa mail. C'è chi poi si spinge anche ad incontrare lo sconosciuto: è capitato all'8% dei ragazzi europei e al 3% degli italiani. Anche di questo spesso i genitori sono all'oscuro: ben il 61% non sa nulla.
Sonia Livingstone, fra le autrici del rapporto, e docente di Media e comunicazione alla London school of economics, commenta: “I ragazzi comincino a usare internet sempre prima e lo usino sempre più spesso. Internet è ormai parte integrante della vita dei giovani in tutti i paesi europei, e i ragazzi svolgono molte attività online, spesso vantaggiose come l’uso di internet per i compiti, per guardare video e comunicare con gli amici nei servizi di messaggistica istantanea. È importante bilanciare i rischi con le numerose opportunità della rete”.
Un capitolo della ricerca è dedicato ai contenuti pericolosi delle pagine web: un ragazzo italiano su 10 ha visto pagine che incitano alla violenza (12% in Europa), mentre il 7,5% è finito su siti che inneggiano all'anoressia, il 6% al consumo di stupefacenti e il 2,5% al suicidio. Nella rete i ragazzi si imbattono anche in immagini pornografiche: è successo al 7% degli italiani (14% tra gli europei) e un terzo ha riferito di esserne rimasto infastidito. Circa la metà di loro ne ha parlato con un amico e il 18% con i genitori. Il bullismo on line non è ancora diffuso. Solo il 2% degli italiani (il 5% in Europa) dice di aver ricevuto messaggi offensivi e il 3% ammette invece di averne inviati.




In Italia un milione e 800 mila minori poveri

Tra i più poveri tra i poveri ci sono i minori. E non è retorica, perché a dirlo è l’Istituto nazionale di statistica per bocca del suo direttore centrale, Laura Linda Sabbadini. Ma la cosa più grave forse è che il fenomeno non tende a diminuire, anzi col passare del tempo assume contorni sempre più preoccupanti. “Il nostro è un paese che ha delle precise connotazioni di povertà e tra queste connotazioni c’è la povertà dei minori - afferma il direttore centrale dell’Istat -. Ma non è una questione degli ultimissimi anni, è una caratteristica che ci portiamo dietro nel tempo.
Ci può illustrare qualche dato particolarmente indicativo sul fenomeno?
Nel 2009 in Italia le persone in condizione di povertà assoluta, ovvero quelle che non riescono a garantirsi beni e servizi indispensabili per una vita dignitosa, sono 3.074.000, ovvero il 5,2% del totale della popolazione. I minori assolutamente poveri sono invece 649 mila, cioè il 6,3% del totale dei minori e un quinto del totale dei poveri assoluti. L’incidenza raggiunge però il 9,2% tra i minori che vivono con i genitori e almeno due fratelli e tra le famiglie che vedono al proprio interno la presenza di membri aggregati, come nonni o zii. Se però si tiene conto anche della povertà relativa il numero dei minori poveri raggiunge quota 1 milione e 756 mila, il 17% del totale.
Ci sono differenze tra il Nord e il Sud del Paese?
Assolutamente sì, il Sud presenta gli indicatori più critici, sia in termini di povertà economica che di deprivazione. Nel Sud vivono 401 mila minori in condizione di povertà assoluta, pari al 10,2% di quelli residenti nelle regioni meridionali. Nel Sud, inoltre, risiede quasi il 70% dei minori poveri, per un totale di 1 milione e 179 mila.
Insomma, sia che si parli di povertà relativa che di povertà assoluta i minori risultano tra i più poveri. Si direbbe che quello della povertà minorile è un fenomeno trasversale rispetto a tutti gli indicatori.
Abbiamo cercato di misurare il disagio dei minori utilizzando gli indicatori di povertà relativa, gli indicatori di povertà assoluta e gli indicatori di deprivazione, misurati tramite l’indagine Eu Silk. E sulla base degli indicatori Eu Silk risulta che sono soprattutto le famiglie con tre o più minori a non avere risorse sufficienti. Per intenderci: il 32,9% dichiara di arrivare con molta difficoltà a fine mese, il 42,3% ritiene di non poter affrontare una spesa inattesa di 750 euro e il 28,9% ha avuto problemi per l’acquisto di vestiti necessari. Ma esiste anche un 5,4% di famiglie con minori che ha avuto momenti in cui, per motivi economici, non ha potuto garantire ai propri bambini un’alimentazione adeguata o famiglie che hanno avuto serie difficoltà a fare partecipare i propri figli alla vita sociale o culturale. Per fare solo qualche esempio: il 15,6% delle famiglie con minori ha avuto problemi nell’acquisto di giochi elettronici e l’11,1% anche di giochi non elettronici. Mentre il 18,1% ha dichiarato di aver dovuto rinunciare a festeggiare ricorrenze importanti per ragioni economiche e il 15,9% ha dovuto rinunciare a fare regali di compleanno ad amici per mancanza di soldi.
I minori sono più poveri degli anziani?
La povertà degli anziani presenta caratteristiche diverse. Quello che sta avvenendo è che, mentre la povertà dei minori è in crescita nel lungo periodo, la povertà degli anziani è un po’ in diminuzione. Tra il 1997 e il 2009 la povertà relativa è diminuita sia tra le famiglie composte da anziani soli sia tra le quelle formate da una coppia di anziani, passando nel primo caso dal 16,3% al 10,2% e nel secondo dal 15,8% al 12,1%. Il fatto è che assistiamo a dei cambiamenti generazionali e gli anziani di oggi hanno spesso un titolo di studio più alto e sono un po’ più protetti rispetto ad alcuni anni fa. Per i minori, invece, la situazione è completamente diversa: qui, infatti, la tendenza è al peggioramento.



Sclerosi multipla: la terapia di Zamboni arriva negli Stati Uniti

E' di qualche settimana fa la notizia riportata nella sezione salute del New York Times. I ricercatori dell'Università di Buffalo sono in procinto di lanciare la prima sperimentazione clinica del Nord America per testare il trattamento elaborato dal prof Zamboni, una terapia sperimentale progettata per bloccare i sintomi della sclerosi multipla attraverso uno studio effettuato sulal correlazione tra CCSVI e sclerosi multipla. L'insufficienza venosa cronica cerebrospinale (CCSVI) è una patologia emodinamica in cui le vene cervicali e toraciche rimuovono poco efficacemente il sangue dal sistema nervoso centrale (SNC) presumibilmente a causa di stenosi, inspessimenti anomali delle pareti venose, malformazione delle valvole delle vene giugulari e azygos. 
Questa patologia dell'apparato circolatorio è stata descritta dal professor Paolo Zamboni dell'Università di Ferrara individuando una strettissima correlazione tra la CCSVI e la sclerosi multipla (SM). In uno studio pilota condotto in collaborazione con il dottor Fabrizio Salvi, neurologo del Centro il BeNe dell'Opedale Bellaria di Bologna si è potuto dimostrare come tutti i pazienti affetti da sclerosi multipla testati possedessero dei problemi venosi.
La terapia proposta dal prof Zamboni ha superato i confini nazionali per l'avvio di un importante sperimentazione oltre oceano. Dieci pazienti sono già stati selezionati per ricevere il trattamento; saranno poi seguiti per 30 giorni per misurare gli effetti collaterali e i possibili rischi della procedura. Lo studio sarà condotto dal Dott. Adnan Siddiqui e da suoi colleghi presso il Dipartimento di Neurochirurgia dell’Università di Buffalo. 
Verranno messe alla prova sia la sicurezza e l’efficacia della terapia endovascolare sui sintomi e sulla progressione della malattia.
I ricercatori monitoreranno quella che è l’innovativa idea lanciata da Zamboni: si esaminerà se dilatando le vene del collo bloccato in pazienti con SM utilizzando rimedi angioplastici i blocchi migliorino i sintomi della sclerosi multipla. 
Uno dei capisaldi della teoria ferrarese è proprio legato alla CCSVI (insufficienza cronica venosa cerebrospinale), ovvero la parziale occlusione delle vene che portano sangue al cervello che contribuirebbe all’insorgenza o al peggioramento della malattia, e alla sua risoluzione chirurgica relativamente semplice. Un piccolo intervento a fronte del miglioramento di una malattia degenerativa così invalidante.
A seconda dei risultati ottenuti, i ricercatori poi intraprenderanno la fase 2, in cui altri 20 pazienti con SM a sottoporsi o angioplastica o di un “angioplastica farsa” (cioè un catetere viene inserito, ma non ci sarà inflazione del palloncino).
Se i risultati suggeriranno che la procedura è sicura ed efficace, lo studio verrà applicato ad un numero maggiore di pazienti.




Che fine fanno i nostri rifiuti elettronici?

Da anni Greenpeace denuncia che gran parte delle apparecchiature elettroniche prende ancora la strada dello smaltimento in discarica, o presso inceneritori o, addirittura, dell'esportazione illegale nei Paesi in via di sviluppo nonostante la presenza di un decreto che obbliga i rivenditori al ritiro gratuito dei vecchi apparati elettronici. Qualche tempo fa con la scusa di acquistare un nuovo articolo tecnologico (pc, televisore, frigorifero, ecc.) alcuni operatori di Greenpeace hanno telefonato a nove grandi rivenditori a Milano, Roma e Napoli e si sono poi recati in altri tre negozi della capitale con telecamera nascosta. 
Ben dieci rivenditori sui dodici intervistati (quindi oltre l'80 per cento) non risultano completamente in linea con la nuova normativa. 
Alcuni rivenditori non adempiono alla legge, perché il costo della consegna del prodotto nuovo è stato maggiorato così da includere il ritiro del vecchio articolo, come dichiarato dai commessi. In altri casi, i costi di consegna del nuovo prodotto e di ritiro del vecchio sono ancora distinti fra loro, e viene chiaramente indicato che il ritiro non è gratuito. 
A eccezione di Milano, dove il ritiro è partito gratuitamente, a Roma e Napoli sembra regnare la discrezionalità del rivenditore piuttosto che il rispetto della legge. Eppure l'obbligo del ritiro gratuito "uno contro uno" è in vigore da 5 anni, sebbene l'obbligo effettivo sia arrivato solo ora con il decreto Semplificazione. (D.M. 65/2010)
Ancora una volta è il consumatore a non essere tutelato. Il cliente, infatti, si trova a pagare due volte: una al momento dell'acquisto (pagando l'eco-contributo RAEE per lo smaltimento che è già incluso nel prezzo), l'altra al momento del ritiro del vecchio articolo. 
La gestione dei nostri rifiuti elettronici che deve migliorare. Sono scarti pericolosi e in rapido aumento che richiedono una particolare attenzione. 
Lo staff di Greenpeace Chiede al Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, di assicurare la reale adozione e il rispetto delle leggi sui rifiuti elettronici e un adeguato monitoraggio degli organi di controllo.
Per tutte le informazioni visita il sito www.greenpeace.org





Scoperta inaspettata della Nasa: "Il suolo lunare è ricco di argento"

La Luna d'argento non è solo un'immagine poetica: questo minerale sulla Luna c'è davvero, insieme a tanti altri presenti nella colonna di detriti e vapore d'acqua sollevata un anno fa dal "bombardamento" della sonda della Nasa Lcross. Oltre all'argento, la cui presenza era inaspettata, sulla Luna ci sono zolfo, anidride carbonica, idrogeno, calcio, magnesio e mercurio. I minerali, ai quali la rivista Science dedica la copertina e ben sei articoli, erano presenti nella nube da 155 chilogrammi di vapore e particelle di ghiaccio d'acqua che si è sollevata dal Polo Sud della Luna in seguito all'impatto. Le ricerche sono state condotte dai centri di ricerca della Nasa Ames, Goddard e Jet Propulsion Laboratory (Jpl) e da numerose università americane.
Nell'ottobre 2009 il satellite americano Lcross (Lunar Crater Observation and Sensing Satellite), il cui obiettivo era confermare la presenza di acqua sulla Luna, ha scagliato il motore dello stadio superiore Centaur del razzo Atlas in una delle regioni lunari più buie e fredde, il cratere Cabeus, nel Polo Sud della Luna. L'impatto ha creato una voragine del diametro di circa 20-30 metri e ha fatto sollevare una colonna alta circa 800 metri e che conteneva fra 4 e 6 tonnellate di detriti. Le immagini dello spettacolare bombardamento sono state riprese dal satellite Lcross e dalla sua compagna di viaggio Lro (Lunar Reconnaissance Orbiter), arrivata nell'orbita lunare a pochi giorni di distanza.
I dati inviati da entrambe le sonde hanno permesso di ottenere la stima della concentrazione d'acqua nel cratere e di altri composti. Secondo i ricercatori della Nasa nella colonna di detriti che si sollevò dopo l'impatto c'erano ben 155 chilogrammi di vapore d'acqua e particelle di ghiaccio d'acqua. Un dato che fa stimare agli esperti che circa il 5,6% della massa totale nel cratere potrebbe essere attribuita solamente a ghiaccio d'acqua. I ricercatori ritengono che, nell'impatto, una regione di circa 200 metri quadrati sul fondo del cratere Cabeus ha subito un fortissimo sbalzo di temperatura, passando 233 gradi sotto zero e circa 676 gradi. Di conseguenza circa 300 chilogrammi di ghiaccio d'acqua sarebbero passati immediatamente dallo stato solido a quello gassoso.
Oltre al vapore e al ghiaccio d'acqua i detriti hanno rivelato tanti altri segreti della Luna, portando alla luce numerosi minerali, come idrocarburi, zolfo, anidride carbonica, idrogeno, calcio, magnesio e mercurio e, a sorpresa, l'argento.
Secondo gli autori della ricerca, la scoperta di ghiaccio d'acqua e dei minerali potrà avere un impatto non trascurabile sulle future missioni di esplorazione lunare. "'E' un risultato molto interessante perché non ci si aspettava una quantità così abbondante di acqua sulla Luna", ha osservato il coordinatore scientifico dell'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), Enrico Flamini. "I dati che arrivano dalla missione Lcross - ha proseguito - sono consistenti con altre scoperte pubblicate di recente e dimostrano che il nostro satellite ha una geologia più complessa di quella che immaginavamo".





Con la carta di credito si compra più cibo-spazzatura

Quando, al supermercato, si ha intenzione di pagare con la carta di credito aumenta il volume degli alimenti poco sani che si portano a casa, cose che non sarebbero state acquistate se il pagamento fosse stato fatto in contanti.
Con la carta di credito cresce, dunque, la propensione all'acquisto compulsivo di cibo spazzatura. E' la conclusione a cui è arrivato un gruppo di ricerca che ha pubblicato, sul Journal of Consumer Research, i risultati dell'analisi del comportamento d'acquisto di mille americani per un periodo di sei mesi.
Secondo gli autori, Manoj Thomas della Cornell University, Kalpesh Kaushik Desai della State University di New York, a Binghamton e Satheeshkumar Seenivasan della State University di New York, a Buffalo, sono due i fattori che danno luogo a questo comportamento.
''Innanzitutto - sottolineano i ricercatori - vi è una correlazione tra l'insalubrità degli alimenti e l'impulsività del loro acquisto: cibi poco salutari tendono a suscitare reazioni impulsive, mentre la seconda ragione sta nel fatto che i pagamenti in contanti sono psicologicamente piu' dolorosi di quelli fatti con le carte di credito''.
Ed è proprio la mancanza di dolore psicologico nel pagamento con la carta di credito che può spiegare il comportamento impulsivo d'acquisto del cibo poco sano. Gli autori, inoltre, suggeriscono che ci possa essere un collegamento tra l'aumento dell'obesita' e la modifica delle modalità di pagamento, negli ultimi anni.
Secondo i Centers for Disease Control, il 34 per cento degli adulti americani sono obesi. E quasi il 40 per cento di tutti gli acquisti nel 2006 sono stati pagati con carte di credito e di debito. ''Il rapporto tra queste tendenze - aggiungono gli autori - suggerisce che l'autocontrollo non è del tutto frutto di volontà ma può essere facilitato o impedito da fattori di contesto, apparentemente non correlati, che influenzano i sentimenti intimi delle persone''.




Scienza, Allergici a nuove tecnologie si nasce, è tecnofobia

Se la tecnologia non è il vostro forte, gli smartphone un mistero e vi riesce di litigare persino con il forno a microonde, c'è poco da fare: è la natura che ha deciso per voi. L'ipotesi, tutta da verificare, è degli psicologi della Bath University, nel Regno Unito, che imputano la difficoltà a governare le modernità hi-tech con una mancanza originaria di testosterone durante lo sviluppo intrauterino. Ancor prima di nascere, spiegano infatti nello studio pubblicato su Personality And Individual Differences, l'ormone maschile per eccellenza influenza la predisposizione futura nei confronti delle tecnologie.
Gli scienziati hanno scoperto che gli studenti di informatica sono quelli che hanno avuto un'esposizione più massiccia al testosterone. Il sintomo generale della cosiddetta tecnofobia è l'ansia. La conferma in un carattere genetico legato a doppio nodo con la paura, un dito anulare più corto rispetto all'indice. Lo ha confermato il confronto tra 150 studenti di informatica e 119 studenti estranei al mondo dei computer.





Meningite, dall'Italia il vaccino innovativo in grado di proteggere da quattro dei cinque siero gruppi del batterio

Arriva il primo vaccino tetravalente contro la meningite, che protegge da quattro dei cinque siero gruppi del batterio, A, C, W135 e Y e che per ora verrà utilizzato per vaccinare gli adolescenti dagli 11 anni. A presentare quello che è un risultato tutto italiano, che aveva già ottenuto l'autorizzazione negli Usa e che ora sarà disponibile anche nel nostro paese, è stato Rino Rappuoli, coordinatore del team Novartis che l'ha realizzato, insieme a medici pediatri e igienisti.
Il vaccino ha spiegato Rappuoli, dopo avere ottenuto il via libera dall'ente regolatore statunitense e dall'Agenzia europea per i medicinali (Ema), arriverà quindi anche nelle Asl italiane dove si utilizza quello contro la meningite da meningococco C, uno solo dei cinque ceppi. E' stato sviluppato usando la tecnologia della coniugazione, messa a punto in Italia, per la realizzazione del vaccino contro il meningococco C già in uso.
Il nuovo vaccino, rispetto a quello attuale, copre anche altri siero gruppi e ha una protezione più duratura. ''Per ora - ha aggiunto Rappuoli - lo abbiamo registrato per vaccinare gli adolescenti dagli 11 anni, ma entro qualche mese faremo la domanda all'Ema per la vaccinazione dei bambini dai 2 mesi''. Rappuoli ci ha tenuto a sottolineare l'assoluta ''sicurezza'' del vaccino, e che la prevenzione vaccinale ''rappresenta l'unico modo per sconfiggere la meningite che in Italia ha una mortalità del 14%'', provoca 900 casi l'anno, e ''contro di cui le terapie non funzionano, portando alla morte o lasciando le persone con disabilità molto gravi''.
Una volta pronto, completerà l'arsenale delle armi contro la meningite: il vaccino contro il ceppo B della meningite, uno dei più diffusi in Italia, ha completato il suo iter di ricerca e presto sarà presentata la domanda per la sua registrazione all'Agenzia europea per i medicinali (Ema), come ha reso noto Rappuoli, che ha realizzato il vaccino tetravalente contro la meningite. In Italia da anni è disponibile il vaccino contro la meningite da meningococco C, uno dei cinque sierogruppi della malattia. Ora c'é anche nel nostro Paese il vaccino tetravalente, contro cioé 4 ceppi, A, C, W135 e Y.
Presto, ha spiegato ancora Rappuoli potrebbe essere in commercio anche il vaccino contro il meningococco B. “Ha terminato - spiega ancora Rappuoli - lo studio di fase III e i risultati sono positivi. Si basa su una tecnologia 'rivoluzionaria' che ha il suo centro sul genoma, dunque diversa da quella usata per il tetravalente ottenuto legando un antigene polisaccaridico a una proteina che accentua la risposta immunitaria dell'organismo al vaccino". Entro l'anno, ha concluso Rappuoli, "presenteremo la domanda all'Ema per registrarlo. In questo modo, entro un paio d'anni, sarà possibile raggiungere l'obiettivo di eliminare la meningite, malattia che ha un tasso di mortalità inferiore solo a quello dell'aids".




cienza, Prendere le impronte ai parassiti, nuova via antimalaria

- La lotta alla malaria si conduce anche con tecniche di medicina "investigativa". È questa la strada intrapresa da un team internazionale di scienziati che ha sviluppato una tecnologica che identifica l'impronta genetica dei parassiti responsabili del trasporto della malattia che contagia ogni anno circa 240 milioni di persone e fa 1 milione di morti. Due equipe dell'Università di Edimburgo e di Lisbona utilizzeranno l'analisi del Dna per mappare le vie dei parassiti che infettano i roditori, che insieme agli insetti sono gli animali che più comunemente veicolano i parassiti. "La conoscenza dei parassiti che infettano i roditori apre nuove vie che consentirà di esplorare i geni implicati nella trasmissione", afferma Paul Hunt, uno degli autori dello studio pubblicato su BMC Genomics.



Scienza, Terza ondata influenza H1N1 non ci sarà

Lo confermano anche le analisi a campione degli anticorpi influenzali di 1.127 pazienti canadesi: la Nuova influenza non è più una pandemia e la temuta terza ondata di contagio non ci sarà. Lo dice uno studio pubblicato sul "Canadian Medical Association Journal", che tuttavia raccomanda la protezione vaccinale per gli adulti sopra i 50 anni affetti da patologie croniche.
Incrociando i dati dei livelli di anticorpi di H1N1 osservati prima e dopo la diffusione del virus, nel 2009, i ricercatori hanno stabilito che allo stato attuale la maggior parte della popolazione, compresi i bambini, è al riparo da una, ormai improbabile, esplosione pandemica dell'influenza, "a meno che non vi sia un generalizzato e significativo calo degli anticorpi o una mutazione del virus", afferma una delle autrici della ricerca, Danuta Skowronski dell'università canadese British Columbia.



Scienza, Scovato in Costa Rica lo scarafaggio 'd'argento'

Lo ha scovato in una zona montuosa del Costa Rica. Dopo averlo visto esposto in un museo e a lungo cercato in natura, la fotografa francese Roland Seitre ha immortalato col suo obiettivo un particolare esemplare di coleottero dal manto argentato. Lungo circa un centimetro, con zampe viola ha un aspetto decisamente futuristico.
"Ce ne sono altri di colore verde metallizzato, alcuni di colore bianco come la porcellana e una varietà ha anche un colore dorato", racconta la fotografa. "Li ho notati una sera, attirati da una luce che avevo acceso tra le piante. E' stato sorprendente - spiega - il loro colore metallico puro li faceva apparire come giocattoli o qualcosa arrivato dallo spazio".



Vedere una persona malata attiva le nostre difese immunitarie

Se vediamo il nostro vicino di autobus starnutire a ripetizione probabilmente allontanarsi per non farsi attaccare il raffreddore non è l'unica reazione istintiva immediata: anche il nostro sistema immunitario si allerta all'istante e comincia a produrre una sostanza che attiva le difese del corpo, l'interleuchina 6. Lo dimostra uno studio di Mark Schaller dell'Università della British Columbia a Vancouver, pubblicato sulla rivistaPsychological Science.
L'esperto ha misurato le concentrazioni di interleuchina 6 nel sangue di un gruppo di volontari prelevato dopo aver mostrato loro delle foto di persone malate e di persone armate di una pistola. Per quanto i partecipanti dichiaravano di essere più stressati dalla vista di persone armate, il loro sangue dichiarava altro: infatti di fronte alle immagini di persone visibilmente malate nel sangue la concentrazione di interleuuchina 6 sale del 24%.
L'interleuchina 6 ha un ruolo primario nella febbre e nelle fase acuta della risposta infiammatoria ed è prodotta dai globuli bianchi in condizioni di stress. E' possibile che il cervello si connetta al sistema immunitario e traduca in allerta la vista di un potenziale pericolo di contagio.




Frustrati a tavola: 4 italiani su 10 vorrebbero mangiare sano

Vorrei mangiare più sano ma non ci riesco, è questa l`affermazione che più e meglio descrive il proprio rapporto con il cibo di quasi il 37% degli italiani (quasi 4 italiani su 10), quota che sale al 40,5% tra i 30-44enni, ad oltre il 40% tra le donne e sopra il 43% tra le casalinghe.
E' quanto emerge dal primo rapporto Coldiretti/Censis sulle abitudini alimentari degli italiani in occasione dell`Obesity day promosso dall'Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica (Adi) il 10 e l`11 ottobre, per combattere l`obesità in Italia dove 1 persona su 3 e' in sovrappeso e 1 su 10 è addirittura obesa,
Gli italiani "frustrati" sono - sottolinea la Coldiretti - in numero superiore a quelli (33%) che dichiarano di seguire una dieta sana perché l`alimentazione è tra i fattori importanti per la salute, e sono soprattutto gli anziani (40,3%) e i laureati (37,6%) a praticare questa tendenza salutista.
Emerge una importante segmentazione dei comportamenti con oltre 1/3 degli italiani che riconosce il valore dell`alimentazione e si comporta di conseguenza, 1/3 che per stile di vita, tentazioni e stress pur consapevole non riesce a comportarsi correttamente e 1/3 che non è attento alla tavola per mancanza di conoscenza.
 



Il figlio di un camorrista al "Grande fratello 11". Al prossimo aspettiamoci un narcotrafficante o un cecchino

di Mariano Sabatini
Dopo dieci interminabili anni di liti, accoppiamenti live, bicchieri scagliati, crisi d’astinenza da fumo, bestemmie, liste della spesa con annessi sbranamenti per il cibo che scarseggia ed espulsioni strategiche… insomma, tutte le nefandezze possibili e inimmaginabili dal pubblico, ma immaginate e istigate dagli autori, l’omaggio del “Grande fratello 11” (da lunedì, alle 21.10, su Canale 5) allo scomparso Piero Taricone era dovuto. Non già perché, come ha piagnucolato Alessia Marcuzzi: “ti vogliamo bene e te ne vorremo sempre”, soprattutto perché la sequela di foto di “’o guerriero” su musica strappacuore aggancia come nient’altro le torme di telespettatori in attesa di nutrire il voyeurismo da guardiola che caratterizza la tv che tira. Se ci pensate, dieci anni: un decimo di terzo millennio preso, buttato nel water e scaricato! E si prosegue… Se non fosse per la messe di miliardi, in lire come in euro, che il format ha portato nei forzieri Mediaset, tutto tempo sciupato.
L’omaggio a Taricone da parte di chi convoca nel cast un gigolò (per il momento in incognito) e il figlio di un camorrista passato a miglior vita, non può che essere un tributo “peloso”, calcolato.
Gli avversatori della tv pedagogica li vedo già agitarsi, sfiorarsi i gioielli virili senza indugiare troppo, toccare ferro per esorcizzare le affermazioni del critico scassaballe. La tv non deve educare, deve intrattenere… li sento dire. Peccato che la tv educhi anche e soprattutto quando dis-educa. I modelli negativi della tv popolare, quella che raggiunge, irretisce, plagia milioni e milioni e milioni di persone (oltre sei, nella fattispecie), si affermano con tanta più forza e rapidità. Fanno discutere, giustamente, gli editoriali di Augusto Minzolini, cane da guardia della comunicazione filogovernativa; nessuno mette sul piatto della bilancia i sollazzi all’insegna della spudoratezza.
Il “GF” abitua a superare ogni volta il limite, fosse pure delle minigonne della bella Alessia Marcuzzi… mi chiedo: se le farà prestare dalla Barbie della nipote? Oggi è il gigolò e il ragazzo cresciuto a pane, pummarola e camorra, ieri un transessuale, domani non mi stupirebbe se arrivasse un narcotrafficante pentito o un cecchino redento.
Cinismo e mancanza di freni inibitori sono i requisiti minimi per gli autori di un format che deve scioccare la platea nelle prime settimane di programmazione per avvincere lo zoccolo duro che arriverà ammaliato al giorno in cui la porta rossa si aprirà per far uscire il vincitore, il più carismatico. Se ci pensate il “GF” è il programma che meglio si identifichi coi tempi anche politici.
L’eccessiva ritualità e ufficialità su cui insiste il copione affidato alla Marcuzzi appaiono sproporzionate, applicate a quel manipolo di disperati (perché l’affollarsi delle speranze di fama, ricchezza, affrancamento dalle umane piccinerie, annulla tutte le speranze e dunque… disperati) in cerca di domatore.
Eppoi mi lascia perplesso la deriva vernacolare a cui si sono lasciati andare nel comporre il branco: il romano de roma che parla come nelle poesie del Belli (e gli avranno dovuto fare un corso, ché di romani simili se ne trovano solo nei film del Monnezza), la napoletana con la “guerra in testa” e in cerca della pace (???) televisiva, la pugliese al ritmo di taranta… Anni e anni per realizzare l’unificazione linguistica, complici i quiz di Mike Bongiorno e le lezioni d’italiano del maestro Manzi e di Luciano Rispoli, e questi del “Grande fratello 11” sfasciano tutto.
Dopo undici anni non ravviso motivi che stiano uno dietro all’altro per seguire il giochetto dei quattro cantoni nella casa di Cinecittà per così tanti mesi. Uno me lo fornisce però Alfonso Signorini col suo ventaglietto d’antan, esempio di come si possa essere fieramente sé stessi, sempre, alla faccia delle malelingue



Il film su Facebook gode di un grandissimo successo negli Stati Uniti

di Delfina Rattazzi
In Italia il film su Facebook uscirà a metà novembre. Intanto, negli Stati Uniti, è in cima alla classifica dei film di maggior successo. Questa vicenda cupa, ossessiva e vagamente paranoica ha fatto scorrere fiumi d’inchiostro sui giornali. Sembra che i giovani arrivino a conclusioni del tutto diverse dai loro genitori dopo la visione. E ci si domanda se Mark Zuckerberg, fondatore e proprietario miliardario del social network più popolare del mondo, con oltre 650 milioni di iscritti, sia stato trattato con eccessiva durezza dagli ideatori del film.
The Social Network, questo il titolo del film in inglese, è stato tratto da un libro di Ben Mezrich. Scritto da Aaron Sorkin, uno degli sceneggiatori che va per la maggiore in questo periodo a Hollywood, è stato diretto dal regista di Fight Club, David Fincher. Lo ha prodotto Kevin Spacey, attore di grande versatilità e intelligenza. Spiccano due attori di talento: Jesse Eisenberg e l’ex-pop star Justin Timberlake. Condire il tutto con la canzone Creep dei Radiohead e le code al botteghino sono assicurate.
Ci sono pochi amici, veri o virtuali, in questa vicenda. La storia racconta l’ambizione di un giovanotto che si sente tagliato fuori dai club esclusivi dell’università che frequenta, la prestigiosa Harvard. Ed è disposto a tutto, anche a tradire i suoi più intimi amici, per trasformare la sua abilità al computer, da autentico disadattato, in una formidabile macchina per fare soldi e diventare famoso. L’idea è geniale e arriva nel momento giusto. Creare la piattaforma informatica che avrebbe permesso di allargare il concetto di amicizia e condivisione virtuale dall’ambito universitario al mondo intero è comunque un’impresa che deve essere sembrata impossibile a studenti meno ambiziosi di Zuckerberg.
Anche chi si rifiuta di iscriversi a Facebook sa comunque che il sito sta allargando il concetto della parola “amicizia” oltre i confini della nostra immaginazione. Secondo A. O. Scott del New York Times "per gli entusiasti, la rete creata da Facebook inaugura una vera dimensione utopica. Qui lo status non è qualcosa che si eredita, che ci attribuiscono gli altri o che dobbiamo guadagnare. E’ il frutto delle nostre scelte e dei nostri desideri, aggiornabile e modificabile a colpi di mouse". Ovvio che si può controbattere che l’io creato su Fb non è un vero io, è un personaggio inventato, fittizio, in vetrina.
Sorprende dunque che il solare party permanente sul sito, che in Italia ha più successo che in qualunque altra parte del mondo, abbia alle spalle una storia così sinistra e aspra. Il protagonista Mark, incapace di crearsi nuove conoscenze, si fa trascinare in tribunale dal suo più caro amico, Eduard Severin, che ha buttato fuori arbitrariamente dall’azienda. Mark ha sempre sofferto di una gelosia invalidante verso il più disinvolto Eduard, con la sua marea di amici e i suoi rapporti altolocati. Ma il film non è la storia di una scalata sociale, non si basa sulle differenze di classe, ma piuttosto punta il dito sulle contraddizioni del capitalismo americano.
La nuda ambizione del protagonista lo isola, lo rende apparentemente inadatto ad avere delle relazioni soddisfacenti con le donne. Possiede, però, una straordinaria capacità imprenditoriale, che è al cuore stesso del film. L’impatto della tecnologia sulle nostre vite viene affrontato solo in modo distratto e poco convincente. Come Wall Street Due, Il Denaro non dorme mai, di Oliver Stone, che uscirà venerdì nelle nostre sale, il film su Facebook esplora il prezzo della costanza e della determinazione nell’ottenere risultati strabilianti.
Entrambe le storie ruotano attorno al prezzo che si paga per il successo, in pratica una sorta di scomodo esilio dalla comunità degli altri esseri umani. Diceva uno scrittore francese che "i veri amici soni i solitari insieme". C’è chi pensa che Facebook attiri solo disadattati, ma anche chi lo considera uno dei più formidabili strumenti di comunicazione planetaria mai inventati.






Il rispetto dimenticato: storie e anti-storie di vita che fanno pensare

Negli ultimi giorni mi sono capitati per strada due fatti o misfatti che mi hanno lasciato interdetto: ne scrivo qui, per sapere in qualche modo che effetto vi fa. Sono fatti di strada, storie e anti-storie di vita. E’ successo anche a voi? Come reagireste ? Che ne pensate? Non ve ne può fregare di meno? Vediamo.
In pieno giorno, a Roma, in uno stradone una volta di periferia e ormai aorta di un quartiere più popoloso di Livorno, sono fermo a un semaforo gremito. Sul lato sinistro invece che il solito lavavetri, o venditore di fazzoletti o quant’altro, c’è una ragazza ad occhio di neppure vent’anni, vestita con un giubbotto forse arrangiaticcio ma non peggiore di tanti altri. Capelli castano chiari, qualche passo sul marciapiede che accompagna il viale con poca erba e qualche albero spelacchiato nel mezzo dell’aorta a dividere i due sensi di marcia: col rosso per noi al semaforo si avvicina all’auto più vicina chiedendo l’elemosina ma il segno di rimozione del guidatore è evidente, prosegue macchinalmente lungo lo sportello della seconda e della terza, senza risultati concreti e neppure alcuno scambio verbale. La quarta macchina invece ha al volante un uomo atticciato che (era alla mia altezza, e potevo sentire per questo) con un gesto sprezzante le dice qualcosa come: “Ma non ti conviene prostituirti ? Guadagneresti di più…”. Il gelo almeno da parte mia ma non so se altri abbiano udito, l’impassibilità della muta che ripercorre a ritroso il pezzetto di viale mentre il semaforo è diventato verde, un rumore di fondo che tutto si porta via.
Secondo episodio. Sempre a Roma, ma in un bar accogliente nei pressi di Piazzale Clodio dove c’è il Palazzo di Giustizia e quindi un movimento garantito delle persone più varie. Io sono al banco per un caffè ma al primo tavolo fuori, quindi a tre/quattro metri da me, siedono due persone, forse due avvocati, un uomo e una donna. Si avvicina un altro uomo, di pelle nerissima, ad occhio fino all’altro ieri un ragazzo, con una borsa piccola sotto braccio, e fa per rivolgersi all’uomo seduto con un ineccepibile e ben pronunciato “Scusi…”. L’uomo seduto, distinto, gentile ma fermo, gli fa un gesto come per invitarlo ad allontanarsi. Borbotta forse “non compro niente” oppure è il gesto che traduce queste parole solo pensate. A quel punto l’ex ragazzo nerissimo si ferma, lo guarda e gli fa di nuovo in un italiano certamente migliore di quello che sento spesso in bocca a miei colleghi di lavoro, per dire: ”Guardi che sbaglia, volevo solo chiederle dov’era via…” e fa il nome della via leggendolo da un biglietto che aveva tirato fuori dalla tasca. 
L’uomo arrossisce, si scusa, dà l’indicazione. L’ex ragazzo nerissimo ed educato come un gentleman ringrazia e si allontana.
L’uomo seduto mormora alla donna “che lezione che ho preso!”, prima che entrambi si alzino e se ne vadano.
Succede a Roma, nel 2010, con o senza riferimenti all’immigrazione, alla prostituzione, all’educazione, a quello che volete voi. Resta in ballo il problema dell’altro, di colui con il quale ci dobbiamo confrontare, senza il quale noi non saremmo noi. Il problema del rispetto che nel primo come nel secondo come credo/temo in ogni circostanza riguarda prima noi, cioè il rispetto che nutriamo per noi stessi, e poi il rispetto per gli altri e degli altri.
La ripida/rapida disumanizzazione che ci riguarda un po’ tutti passa per queste riflessioni, e per certi versi anche per la scomparsa di antichi proverbi saggezza delle genti “come l’abito (in questo caso il colore della pelle) non fa il monaco (il venditore ambulante)…” o assiomi del genere. Viviamo come inscatolati in abitudini che abbiamo contratto spesso involontariamente, per non fermarci neppure un attimo a pensare che nella parte di quella ragazza potrebbe esserci chiunque di noi o addirittura qualunque nostro figlio, e che il gentile nero era ed è probabilmente meglio di una miriade di bianchi cafoni che ci assediano le giornate. Tutto questo guadagna un senso se noi vogliano dargliene uno. Se la prima è una prostituta (una escort ?) mancata e il secondo semplicemente un “equivoco”, di sicuro continueremo per questa china in cui nessuno vuole prendersi la responsabilità di nulla, neppure di se stesso.




La tv che vuole scioccare i telespettatori sfrutta i bambini e convoca un figlio di camorrista

di Mariano Sabatini
Le scelte dei dirigenti Rai che rendono la vita difficile allo storico “Zecchino d’oro”, a cui tutti o quasi (compresi i nostri figli) devono ore di ingenua felicità, non li capirò mai. O meglio, li capisco fin troppo bene. Sono gli stessi che continuano a diramare comunicati entusiastici sugli ascolti dei mostriciattoli che si esibiscono, inciampando tra le ampie gonne e le battutacce di Antonella Clerici, a “Ti lascio una canzone”, il mercoledì, in prima serata, su Raiuno. Il format - tanto per rasserenare gli animi dei lettori di TiscaliNotizie - è caratterizzato dalla medesima assenza di scrupoli che hanno indotto gli autori del “Grande fratello 11” ad assoldare certi figuri.
È scontato, tra persone civili (e io mi annovero tra queste), che un figlio di camorrista – se davvero lontano dal malaffare, e sottolineo “se”, le cronache e il tempo ce lo diranno – e ancor più un transessuale abbiano diritto di presenza in tv. Meno accettabile che siano catapultati per cinque mesi in tv, scelti nell’ambito delle “mostruosità”, in senso latino: in quanto giovane uomo in odore di mafia e in quanto giovane donna avvenente, e con una protuberanza in più. Pescati, entrambi, nel mazzo dei potenziali fenomeni da fiera.
Altrimenti, se la reale motivazione fosse stata sensibilità e desiderio di giustizia sociale, non avrebbero divulgato né il contenuto degli slip di una, né la paternità del Giordano junior. Al contrario, il casting di tipo zoologico ha necessità di far fruttare le sue trovate… E dico di più, che una platea di 6 milioni di telespettatori conviva quotidianamente, per esigenze di spettacolo, con la parola camorra fidelizza l’idea che il “cancro” non sia poi così letale.
Ma torniamo ai bimbi canterini della Clerici. L’altra sera c’era in giuria Roberto Vecchioni, una lunga gloriosa parabola artistica e d’insegnamento. Lui è l’autore di Luci a San Siro ed altri capolavori, tipo le canzoncine, deliziose, dei “Barbapapà”… ma adesso chi le canta più? Ormai i bambini cantano le canzoni da adulti, ha fatto notare il professor Vecchioni. Ed ecco che il genio dell’artista mette il dito nella piaga purulenta. Il massimo stridore, come il gesso sulla lavagna di scuola quando ancora il gesso c’era e non lo dovevano portare da casa i genitori, suscitato da “Ti lascio una canzone” è il protagonismo esasperato a cui vengono spinti bambini e adolescenti dalle ugole d’oro.
Spesso si dice, per giustificare l’operazione, che si tratta di un gioco. Volentieri si chiama in causa lo “Zecchino d’Oro”, benché tra un po’ non lo si potrà più fare perché, per i dissidi con la Rai, i fieri fraticelli dell’Antoniano potrebbero spedirlo su Sky. Ravviso una sottile differenza: “Ti lascio una canzone”, con la connivenza di genitori dalle frustrate velleità di protagonismo, alimenta la brama divistica di piccoli cittadini che dovrebbero avere altri trastulli; mentre lo “Zecchino d’oro” tiene tutto nell’alveo della festicciola, contenuta anche nello spazio di pochissime puntate ravvicinate. Senza l’incontenibile dirompenza della prima serata che dà ebbrezza e quando si dissolve, in un seienne o dodicenne, può lasciare cicatrici indelebili. Obbligandoli a recitare un testo in musica pensato per gli adulti, “Ti lascio una canzone” stravolge la natura profonda dell’infanzia.
Prendiamo l’esempio di una bambina chiamata a replicare un cavallo di battaglia di Iva Zanicchi, Testarda io. Brano struggente, di una donna dimenticata, tradita, maltrattata. Interpretata da una bimba, la performance raggiunge vette di grottesco che non possono non umiliare la piccola cantante: “Non so mai perché ti dico sempre sì” – recitano le parole, con allusione sessuale. – “Testarda io che ti sento più di così e intanto porto i segni dentro me / per le tue strane follie per la mia gelosia/ la mia solitudine sei tu…”. Una bambina! Caspita, una bambina! Tra un po’ vorrà andare a “X Factor” e poi a Sanremo, poi magari tornerà come ospite a “La prova del cuoco”, dove si ricongiungerà con la sua madrina televisiva. Se tutto ciò non dovesse accadere, come probabile, avremo una frustrata in più in circolo.
Aggiungo che la riflessione è uguale per il clone di Canale 5, “Io canto” con Gerry Scotti, ma in quanto copia conforme non merita una recensione dedicata.



E’ dimostrato: le galline hanno una loro forma d’intelligenza

di Oscar Grazioli
Scrivo oggi di galline. Sì proprio quelle considerate stupide, tanto da meritarsi alcuni famosi detti, quali “hai il cervello di una gallina” Se avrete la pazienza di leggere queste poche righe vi farò ricredere e vi darò anche una buona notizia, invece delle solite tristi e drammatiche.
Se si prendono, come esempio delle galline ammassate in un capannone, o peggio in batteria si potrebbe fare un ardito paragone con la piazza gremita dai seguaci di un dittatore che applaudono, ripetono gli slogan urlati dal capo e compiono gli stessi gesti all’unisono. Dei perfetti imbecilli, incapaci di pensare con la propria testa. In questi casi, direi che le capacità cognitive di una gallina non sono poi così lontane da quelle di una persona.
In realtà le galline hanno una loro forma d’intelligenza piuttosto evoluta. Gli esprimenti di Zayan e Domken, all’università belga di Louvain. Hanno dimostrato che questi animali si organizzano in gruppi gerarchici, sono capaci di distinguere tra individui familiari o estranei e, di conseguenza, le galline sottomesse nel loro pollaio si comportano in modo remissivo di fronte alle conoscenti, mentre attaccano quelle estranee.
Zayan è poi riuscito a dimostrare, attraverso sofisticati esperimenti che prevedevano l’uso di diapositive e filmati, che le galline riconoscono un individuo da un solo e piccolo particolare del suo corpo. Nel cervello di questi uccelli si forma una sorta di immagine fissa e reale dei vari modi in cui un proprio simile si può presentare, sia come estraneo che come soggetto noto, non solo con l'esperienza reale, ma anche tramite immagini.
Secondo Lea e Ryan, ricercatori inglesi, le galline sanno fare quello che neanche a noi è concesso perché, fossero uomini, sarebbero in grado di riconoscere due neonati in una foto di classe delle scuole medie. Galline e uccelli hanno parti del cervello molto più sviluppate dei mammiferi e sono in grado di comunicare tra loro con più di 20 “vocaboli” molti dei quali servono ad avvertire in caso di pericolo e persino a capire se l'eventuale predatore viene dall'aria oppure da terra.
Nei mie primi anni di lavoro ho seguito numerosi allevamenti in gabbia e a terra di galline ovaiole. Se quelle a terra non ballavano (4 – 5/metro quadrato) quelle in gabbia erano una faccenda da lager. Quattro galline dentro una gabbia di neanche un metro quadro per tutta una vita (quasi un anno).
Per fortuna, e vengo alla buona notizia, la Coop ha deciso che non venderà più uova di galline in gabbia ma soltanto quelle provenienti da animali allevati a terra, all’aperto (en plein air) o biologiche. Anticipando la data del 2012 (che poi magari subirà il solito rinvio) fissata dall’UE per la cessazione delle batterie, la Coop ha “liberato” 560.000 galline dalla schiavitù, come già avviene da anni nei paesi del nord Europa.
Con una nostra scelta, e qualche centesimo in più per uovo, possiamo determinare la schiavitù o la libertà (relativa) di milioni di galline che, ancora nel nostro paese, non riescono letteralmente a muoversi all’interno di una gabbia metallica